Fontana dell’Armonia
La Fontana dell’Armonia di Lecce è una delle opere più suggestive del primo Novecento salentino, un monumento che unisce la grazia plastica dell’arte alla forza simbolica del progresso. Si trova accanto alle mura del Castello Carlo V, sul viale Marconi, quasi come una soglia tra la città antica e quella moderna. È qui che Lecce, città di pietra e luce, volle celebrare nel 1927 l’arrivo dell’acqua potabile dal fiume Sele, evento che segnò la fine della sete e l’inizio di una nuova epoca di benessere.
La fontana è opera dello scultore Antonio Mazzotta, artista leccese, che riuscì a creare un equilibrio sorprendente tra elementi classici e linee moderne. La struttura è in pietra di Trani, sobria e chiara, e sorregge un gruppo bronzeo che cattura immediatamente lo sguardo: due giovani nudi, un uomo e una donna, bevono insieme da una conchiglia. Il loro gesto è semplice ma carico di significato — un atto di comunione, di condivisione vitale, un’immagine che parla di armonia tra i sessi, tra uomo e natura, tra individuo e comunità. Da questo gesto nasce il nome della fontana, “Armonia”, che non indica solo la fusione dei corpi, ma quella più profonda degli elementi e dei sentimenti.
Alla base, il piedistallo è composto da forme che ricordano canne d’organo: colonne verticali di diversa altezza da cui sgorga l’acqua, come se il suono e il movimento dell’acqua si fondessero in una stessa melodia. È un’immagine poetica, che lega l’acqua alla musica, la materia al ritmo, e che restituisce la sensazione di una città che respira insieme alla sua nuova linfa vitale. L’acqua che scorre nella vasca circolare sembra raccontare una storia di rinascita continua, un ciclo ininterrotto di purezza e rinnovamento.
Quando venne inaugurata, la fontana suscitò grande curiosità, ma anche scandalo: la nudità dei due giovani era considerata troppo audace per la Lecce degli anni Venti, tanto che qualcuno la ribattezzò ironicamente la “Fontana dello scandalo”. Eppure, proprio quella nudità, libera e naturale, esprime ancora oggi la leggerezza e la fiducia dell’epoca in cui fu realizzata: un tempo in cui la città voleva mostrarsi moderna, viva, in dialogo con il resto d’Italia.
La sua storia non fu però lineare. Durante la Seconda guerra mondiale, i bronzi vennero rimossi e destinati alla fusione per scopi bellici, lasciando la fontana spoglia e muta per anni. Solo nel 1990, grazie a un intervento del Comune e all’impegno dello stesso Mazzotta, ormai anziano, la scultura fu ricollocata, restituendo all’opera la sua forma originaria e il suo significato pieno. Da allora, la Fontana dell’Armonia è tornata a essere non solo un simbolo urbano, ma anche una testimonianza di resilienza e di bellezza ritrovata.
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